{"id":58,"date":"2026-10-18T10:32:09","date_gmt":"2026-10-18T10:32:09","guid":{"rendered":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/?p=58"},"modified":"2026-10-18T11:07:19","modified_gmt":"2026-10-18T11:07:19","slug":"in-partenza-diario-del-donbass-cap-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/2026\/10\/18\/in-partenza-diario-del-donbass-cap-1\/","title":{"rendered":"In Partenza &#8211; Diario del Donbass, cap. 1"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">A Tiraspol Il&#8217;ja, uno studente di Bender a casa del quale ho dormito una notte perch\u00e9 quello stronzo di Tim mi ha scaricato per non so quale motivo (ma dopo aver preso i dollari), mi ha accompagnato alla stazione e poi \u00e8 dovuto scappare perch\u00e8 aveva lezione all&#8217;universit\u00e0, ho deciso di andarmene perch\u00e9 in questo buco di culo post sovietico non c\u2019\u00e8 nulla di fotograficamente interessante, o se c\u2019\u00e8 non mi \u00e8 stato mostrato.<br \/>\nSono partito in direzione Odessa con la marshrutka, il tipico furgoncino dei paesi ex sovietici, spesso questi mezzi hanno attaccati ai vetri anteriori gagliardetti, gadget, bandierine e decorazioni varie, tra tutte le varie cazzatine appese l\u2019autista intelligentemente ha tolto il gagliardetto della Russia con l&#8217;aquila bicefala poco prima di passare la frontiera del paese di Taras Bul\u2019ba, dove due solerte guardie col tridente sul cappello hanno pigramente timbrato su una pagina a caso del passaporto dopo aver perquisito me e Kevin e passato ai raggi X i nostri bagagli.<br \/>\nCon me c&#8217;\u00e8 Kevin, un ragazzone americano che parla il russo, \u00e8 diretto a Kiev per cui abbiamo viaggiato assieme, a Odessa mi ha anche aiutato a comprare una scheda sim e fare il biglietto.<br \/>\nAlla stazione ferroviaria della meravigliosa perla del Mar Nero mi si avvicina un ragazzo con una faccia da delinquente che sembrava uscita da racconto di Isaac Babel e una lunga chioma bionda da skinhead che ci ferma e ci chiede una sigaretta gliela do, Il nipotino di Benja Kric ci chiede da dove veniamo mi ha abbracciato dopo aver sgranato gli occhi, <i>\u201cMaidan, Europa\u2026\u201d<\/i> ho capito solo queste parole e quando mi ha mollato ho controllato subito che il portafogli e il passaporto fossero al loro posto, il \u201cmalacarne\u201d era solo un europeista affettuoso, chiss\u00e0, magari ha lontane origini italiane, non a caso il primo governatore di Odessa Giuseppe de Ribas era napoletano. Mentre ci dirigiamo verso la biglietteria Kevin mi dice che inizialmente si era spaventato e non aveva capito quello che il ragazzo ha detto, quasi certamente parlava in dialetto.\u2028<\/p>\n<p align=\"justify\">Siamo arrivati a Kiev, abbiamo dormito quasi per tutto il tempo sui lettini di sopra in kup\u00e8, non ho avuto nemmeno il tempo di sciacquarmi la faccia, giusto il tempo di scendere dal treno e Kevin mi ha salutato per l\u2019ultima volta perch\u00e8 doveva recarsi al lavoro, adi\u00f2s amigo!\u2028\u2028<br \/>\nIn qualsiasi biglietteria delle stazioni ci sono sempre delle code chilometriche, davanti a me una studentessa cinese dall\u2019apparente et\u00e0 di 20 anni, quando c\u2019\u00e8 solo una persona davanti a lei sbuffa con uno sguardo tra l\u2019incazzato e il depresso, le chiedo cosa succede e scopro che la persona davanti a lei \u00e8 diretta a Donetsk ma non ci sono posti disponibili per il prossimo treno, anche lei \u00e8 diretta a Donetsk come me, le chiedo in inglese se mi pu\u00f2 tradurre visto che qui l&#8217;inglese ha la stessa popolarit\u00e0 dell\u2019aramaico antico, acconsente e io in alternativa faccio un biglietto per Lugansk che partir\u00e0 di li a sette (sic!) ore.\u2028Mi siedo accanto alla cinesina, per scambiare due parole con lei, avendo lavorato qualche mese prima con delle cinesi ho imparato che di costituzione tendono a tenere le distanze col prossimo, avrei voluto sdebitarmi per avermi fatto da traduttrice e offrirle da bere ma lei: <i>\u201cNo thanks\u201d.<\/i><br \/>\nLa nipotina di Mao si chiama Li, un anonima 23enne cinese dal cui sguardo non traspaiono emozioni, studia medicina a Donetsk e senza il treno per Donetsk ha fatto biglietto a L&#8217;viv (ossia da tutt&#8217;altra parte) dove delle persone la possono ospitare, almeno cos\u00ec mi ha detto.\u2028 Le do il mio numero di telefono <i>\u201cCall me if you have any problem in Donetsk, ok?\u201d<\/i> e ci salutiamo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Adesso sono proprio solo cominciano ad assalirmi mille tarli nella mente: <i>\u201cRiuscir\u00f2 ad arrivare a Donetsk? Come far\u00f2 senza fixer? Sapr\u00f2 comportarmi nel migliore dei modi? Sono sempre in tempo per tornare a casa&#8230;\u201d<\/i> i miei mi credono a Berlino. Ho anche mandato un sms a Razi e Soheila per dir loro le mie intenzioni, sono le uniche persone a cui potevo farlo.<br \/>\nTutte queste ore passate in stazione con questi tarli nella mente, non mi era mai capitato prima&#8230; non \u00e8 una bella sensazione.\u2028\u2028 Prima di salire una una provodnitsa cicciona mi ha controllato biglietto e documenti prima di salire, nelle algide terre cirilliche \u00e8 praticamente impossibile prendere il treno a sbafo, per\u00f2 non vieni mai disturbato da un controllore mentre dormi. \u2028\u2028Adesso sono oltre 24 ore che sono in viaggio, l\u2019Ucraina \u00e8 un paese pi\u00f9 grande della Francia e la rete ferroviaria \u00e8 rimasta ai tempi dell\u2019URSS, guardo il panorama dalla finestra, una volta questo piatto panorama era il granaio dell&#8217;U.R.S.S., un hippy di fronte a me si mette a fare un qualcosa tipo yoga, chiedo alla provodnitsa un caff\u00e8 ma arriva la solita brodaglia orrenda fatta con la polverina e servito in nei tipici bicchieri con il delizioso manico di peltro raffiguranti scene ferroviarie.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dal finestrino del corridoio in lontananza vedo i primi checkpoint col tricolore russo, un anziano signore mi si avvicina: <i>\u201cPrivet\u201d<\/i>, ricambio il saluto, sorride, mi chiede qualcosa,<i>\u201cJ\u00e0 italianski, speak English?\u201d<\/i> &#8211; rispondo, la domanda \u00e8 stupida, il vecchietto \u00e8 un figlio dell\u2019Unione Sovietica l\u2019inglese non era materia scolastica tanto il comunismo avrebbe vinto e il russo sarebbe diventata la lingua franca del mondo.<br \/>\nDa quel poco che capisco lui vive a Lugansk ma \u00e8 bielorusso, ha portato al suo paese la sua famiglia dove sono al sicuro dai casini e sta tornando a casa, gesticoliamo per capirci, <i>\u201cDove stai andando?\u201d &#8211; \u201cDonetsk\u201d<\/i> faccio io, <i>\u201cMa il treno va a Lugansk che \u00e8 dall&#8217;altra parte!\u201d<\/i> &#8211; cerco di spiegargli la situazione, lui chiama un signorone enorme con la crapa pelata che pare un camionista, capisco che dovrei scendere a da qualche parte insieme a mr camionista che scende li. Il vecchietto mi regala un pezzo da mille rubli bielorussi e mi invita ad andarlo a trovare se dovessi andare a Lugansk, peccato che si dimentica di darmi l&#8217;indirizzo.<br \/>\nIn questo paese ancora la gente si parla in treno, in Italia c\u2019\u00e8 un alienazione incredibile da quando esistono gli smartphone, non ricordo l\u2019ultima volta in Italia che ho parlato con qualcuno in treno.<\/p>\n<p align=\"justify\">A Jasinovotaja o a Debaltsevo, ancora non ho capito dove sono, avr\u00f2 allungato il mio percorso di almeno 500km, nessuna roadmap, non sarebbe una vera avventura se si conoscesse in anticipo il proprio destino, non \u00e8 vero? La signora del treno ha una faccia sconvolta perch\u00e8 scendo, grida <i>\u201cniet, niet\u201d<\/i> &#8211; il mio accompagnatore le spiega la situazione per poi portarmi dietro la stazione dove si prendono le marshutke e il camionista mi porta fare il biglietto per Donetsk. Il tragitto \u00e8 breve, circa una mezzora, \u00e8 una meraviglia quando vedo il  totem di cemento che annuncia l&#8217;arrivo a Donetsk, da li a poco scendo e prendo un taxi e mi dirigo al Red Cat, sono 40 ore che viaggio, vorrei una doccia, vestiti puliti, cibo decente e un letto vero!!\u2028\u2028Eccolo il Red Cat, il murale di un gatto rosso seduto mi accoglie&#8230; ma al citofono non c&#8217;\u00e8 scritto niente, faccio una telefonata, in questi giorni mi aveva risposto una tipa e parlicchiava un inglese minimamente comprensibile, al telefono mi dice che non c&#8217;\u00e8 ma l&#8217;ostello \u00e8 al primo piano&#8230; scoprir\u00f2 dopo che per loro il primo piano \u00e8 quello che per noi \u00e8 il pian terreno. Una sorridente babushka con l&#8217;immancabile dente d&#8217;oro mi apre la porta, la donna ovviamente non avr\u00e0 altra lingua all&#8217;infuori del russo.<br \/>\nIl R.C. altro non \u00e8 che un abitazione privata con cucina, bagno, soggiorno e tre camere da letto, mi piace, altro che quella merda del Tiraspol Hostel che manco esiste.<\/p>\n<p align=\"justify\">40 ore in viaggio, 40 ore a cercare di capire persone che parlavano una strana lingua scritta con uno strano alfabeto, tappeti rossi nei treni, gagliardetti delle marshutke, paesaggi in cui timidamente la primavera iniziava a rivelare il verde dei prati e il giallo forte delle mimose, 40 ore immaginando paura, bandiere, divise senza mostrine, 40 ore sperando che nessuno lo venga a sapere in famiglia.\u2028 Cosa voglio fare ora? Prendere una fotocamera e&#8230; Boh?? Ma poi chissenefrega, un giorno potr\u00f2 dire:<i>\u201cIo c&#8217;ero\u201d<\/i> e forse non mi creder\u00e0 nessuno\u2026 ma sticazzi, sono eccitato, entusiasta e non ho pi\u00f9 paura, alea jacta est, domani faccio 35 anni, vediamo divertirci caro Cosimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Tiraspol Il&#8217;ja, uno studente di Bender a casa del quale ho dormito una notte perch\u00e9 quello stronzo di Tim mi ha scaricato per non so quale motivo (ma dopo aver preso i dollari), mi ha accompagnato alla stazione e poi \u00e8 dovuto scappare perch\u00e8 aveva lezione all&#8217;universit\u00e0, ho deciso di andarmene perch\u00e9 in questo &#8230; <a title=\"In Partenza &#8211; Diario del Donbass, cap. 1\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/2026\/10\/18\/in-partenza-diario-del-donbass-cap-1\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su In Partenza &#8211; Diario del Donbass, cap. 1\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,8,3,6],"tags":[],"class_list":["post-58","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-5","category-diario-del-donbass","category-ucraina","category-viaggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74,"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58\/revisions\/74"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/cosimoattanasio.me\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}